sexta-feira, 18 de março de 2016

Commento al Vangelo – Solennità di San Giuseppe



VANGELO
16 “Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù chiamato Cristo. 18 Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. 19 Giuseppe suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto. 20 Mentre però stava pensando a queste cose, ecco che gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: “Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. 21 Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati”. 24a Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore.
(Mt 1, 16.18- 21.24a)
 

Elevato ad altezze inimmaginabili…
Sposo di Maria, padre virginale di Gesù e Patriarca della Chiesa. Questi tre titoli, glorioso appannaggio di San Giuseppe, proclamano la grandezza della sua missione e l’elevatezza di doni con i quali la sua anima fu adornata dalla Divina Provvidenza.




   

Mons. João Scognamiglio Clá Dias,EP

I – UN SANTO INSUFFICIENTEMENTE VENERATO
  Figura eccezionale, esaltata dalla Chiesa insieme con quella di Maria, non sarà mai abbastanza lodare San Giuseppe, tale è la quantità di meraviglie e privilegi di cui è piaciuto a Dio cumularlo. Purtroppo questo glorioso Patriarca molte volte è dimenticato, essendo il suo culto minore di quanto meriterebbe. Una spiegazione a tutto ciò la troviamo nella deviazione verificatasi nei primi tempi del Cristianesimo per quanto riguarda la devozione alla Madonna. Infatti, i fedeli ammiravano tanto la Sua grandezza che alcuni giunsero a riverirLa come fosse una dea.1
  San Tommaso d’Aquino2 insegna che ogni situazione intermedia, considerata a partire da uno degli estremi, sembra il contrario. Ed è ciò che si è verificato con il culto alla Santissima Vergine, poiché, analizzata a partire dalla nostra condizione di creature concepite nel peccato originale, Lei sembra più vicina a Dio che a noi. La Chiesa ha evitato questo errore mantenendo certi limiti nelle dimostrazioni di pietà mariana. Solo nel IV secolo ha dichiarato il dogma della maternità divina, definendo la partecipazione relativa di Maria al piano dell’unione ipostatica, il più alto grado di tutto l’ordine della creazione, e ha lasciato passare lunghi secoli per proclamare, alla fine, la sua Immacolata Concezione. È stato necessario, all’inizio, fissare l’adorazione a Nostro Signore Gesù Cristo per poi stimolare l’amore alla Madre di Dio, secondo il gusto dei ritmi divini soffiati dallo Spirito Santo. Per quanto riguarda San Giuseppe, non pare vi sia altra ragione. Può darsi che Nostro Signore abbia voluto che certi aspetti di quest’uomo rimanessero nascosti per impedire che, esageratamente esaltati, venissero a offuscare la figura di Cristo, poiché le attenzioni dovevano essere tutte rivolte a Lui. Non è comprensibile, pertanto, che, essendo Gesù l’Uomo-Dio, nato da una Madre Immacolata, collocasse vicino a Sé, come padre adottivo, una persona spenta, senza luce. Pertanto, se per venti secoli San Giuseppe rimane nascosto e ritirato, è da sperare che stia arrivando l’ora in cui la teologia renda esplicite vere novità a suo riguardo, grazie alle quali sia conosciuto, con esattezza e nei dettagli, il suo ruolo nella Sacra Famiglia e la categoria della sua elevatezza in quanto sposo di Maria, padre di Gesù e Patriarca della Santa Chiesa.
“Confermerò la sua regalità”
  Nella prima lettura di questa Solennità, tratta dal Secondo Libro di Samuele, la Chiesa applica a San Giuseppe e, soprattutto, a Gesù Cristo le parole rivolte dal Signore a Davide, per bocca del profeta Natan. Una volta garantita la stabilità del suo trono, Davide aveva il grande impegno di edificare un tempio a Dio, poiché si sentiva insoddisfatto per il fatto di possedere per sé un buon palazzo, mentre per il culto divino e la custodia dell’Arca dell’Alleanza non esisteva ancora un luogo all’altezza. Per questo, con la benedizione divina, egli ha cominciato a fare progetti, a riunire materiale per le opere e preziosi elementi di ornamentazione. Un giorno, il profeta Natan ha fatto sapere che non sarebbe stato lui ad elevare la dimora a Dio, ma uno dei suoi figli: “Dice il Signore: ‘Quando i tuoi giorni saranno compiuti e tu giacerai con i tuoi padri, io assicurerò dopo di te la discendenza uscita dalle tue viscere, e renderò stabile il suo regno. Egli edificherà una casa al mio nome e io renderò stabile per sempre il trono del suo regno. Io gli sarò padre ed egli mi sarà figlio. La tua casa e il tuo regno saranno saldi per sempre davanti a me e il tuo trono sarà reso stabile per sempre’” (II Sm 7, 5a.12-14a.16).
  Non c’è movimento più forte nell’anima di un monarca del desiderio di dare continuità alla sua dinastia nel governo del regno dopo la sua morte.  Senza dubbio, tale era l’anelito di Davide, il quale forse non avrebbe neppure osato formulare la richiesta, ritenendolo sfrontato, a tal punto da offendere Dio. Ma Lui stesso, prendendo l’iniziativa, gli ha annunciato che avrebbe stabilito la sua casa e avrebbe confermato in essa il regno, significando che non sarebbe capitato alla sua stirpe qualcosa di analogo a quella di Saul, primo sovrano d’Israele, che perse la dignità reale a causa dei suoi molteplici peccati (cfr. I Sm 15, 23). Analizzando questa lettura, potremmo incorrere nell’errore di arrivare alla conclusione che tutti i discendenti di Davide fossero perfetti… La realtà storica, invece, dimostra che ci furono numerose infedeltà. Nonostante ciò, Dio non ha deposto dal trono il suo lignaggio e lo ha mantenuto fino all’ultimo anello, Colui che ha legato la stabilità di questo regno all’eternità, come sottolinea il Salmo Responsoriale: “In eterno durerà la sua discendenza” (Sal 89, 37). Giuseppe fa parte di questa genealogia, insieme a Maria Santissima, per dare origine al Signore Gesù, realizzando la promessa fatta al Re-Profeta. A questa considerazione, tuttavia, si potrebbe allegare il fatto che lui non era il vero padre di Gesù, visto che non ha prestato concorso umano al suo concepimento.
Il vincolo spirituale supera quello di sangue
  Ora, la perennità di una discendenza non può esser basata sulla consanguineità, quanto, invece, su un fondamento divino che la renda eterna, ossia, sulla grazia. San Paolo sottolinea ancor più questa idea, nell’Epistola ai Romani (4, 13.16-18.22), contemplata in questa Liturgia, ricordando le parole di Dio ad Abramo: “Ti ho costituito padre di molti popoli” (Rm 4, 17a). Abramo è pater multarum gentium – padre di molti popoli, in ciò che riguarda la fede e non la razza. Esiste, pertanto, un livello superiore a quello naturale, a quello umano, una famiglia costituita dalla fede e non dal sangue. Insiste l’Apostolo: “È nostro padre davanti al Dio nel quale credette, che dà vita ai morti e chiama all’esistenza le cose che ancora non esistono. Egli ebbe fede sperando contro ogni speranza e così divenne padre di molti popoli, come gli era stato detto: “Così sarà la tua discendenza”. Ecco perché gli fu accreditato come giustizia” (Rm 4, 17b-18.22). In San Giuseppe, in quanto discendente di Davide, si compiono tutte le promesse dell’Alleanza. Egli è padre di Gesù per la fede ereditata da Abramo e da lui portata alla perfezione. Il vincolo esistente tra lui e il Redentore è una relazione di fede.
II – LA REALIZZAZIONE DELLA PIÙ GRANDE MISSIONE DELLA STORIA
  Avendo già considerato in un’altra occasione il Vangelo scelto per la Liturgia di questa Solennità, nella sua prima opzione,3 lo analizzeremo ora, in forma breve, al fine di estrarne insegnamenti utili per crescere nella devozione a San Giuseppe.
Una posizione di umiltà e ammirazione
16 “Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù chiamato Cristo. 18 Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. 19 Giuseppe suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto”.
  La narrazione di San Matteo evidenzia ciò che è stato detto sopra, poiché mostra quanto San Giuseppe fosse un uomo integro e di fede incrollabile di fronte alle più grandi difficoltà. Nella sua anima non c’era posto per nessuna frenesia, esempio per un mondo nel quale si venera l’agitazione e la trepidazione. Infatti, nella vita dei santi tutto trascorre in modo e sereno, anche in mezzo alle difficoltà. E quando sono colpiti da drammi, riflettono, prendono una decisione e continuano ad andare avanti, senza perdere la pace.
  Giuseppe “era giusto”, e quando ha visto Maria nel periodo di gestazione, non ha avuto alcun sospetto riguardo alla sua purezza, poiché La conosceva a fondo e “credeva più nella castità della sua sposa che in quello che i suoi occhi vedevano, più nella grazia che nella natura”. 4 Tuttavia, amante e osservatore della Legge – come si riflette in altri episodi del Vangelo –, si vedeva obbligato a ripudiarLa in pubblico o in privato, o a denunciarLa, consegnando alla morte Colei della cui innocenza aveva piena convinzione. Avrebbe potuto, al contrario, trattenerLa con sé, astenendosi dall’accusarLa, e assumere il bambino come suo, ma neanche tale possibilità gli piaceva considerandosi indegno di un parto così alto e straordinario.5 Così, non comprendendo quello che in Lei si realizzava, subito ha adottato una postura di umiltà e d’inferiorità: ha consegnato tutto nelle mani di Dio, ha accettato l’umiliazione e ha deciso di ritirarsi  in segreto, prima che si manifestasse l’accaduto, come a dire: “Domine non sum dignus”.
Sei all’altezza!
20 “Mentre però stava pensando a queste cose, ecco che gli apparve in sogno un angelo
del Signore e gli disse: ‘Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo’”.
  Già determinato a partire, trafitto dal dolore, ha ricevuto da un Angelo la rivelazione: il frutto di Maria Santissima era lo stesso Dio fatto Uomo, e Lei sarebbe stata Madre senza smettere di essere Vergine! Quanto a lui, differentemente da quello che pensava, era, sì, all’altezza della sua celestiale sposa, diventando uno dei primi a conoscere il mistero sacro dell’Incarnazione del Verbo.
Sarai padre del Bambino
21 “‘Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati’”.
  È difficile concepire quale sia stata la consolazione e l’entusiasmo di San Giuseppe nel sapersi legato a questo mistero e nel sentire dall’Angelo l’annuncio che gli toccava, in quanto Patriarca e signore della casa, dare il nome al Bambino. Allo stesso modo che nella generazione eterna della Seconda Persona della Santissima Trinità il nome è stato posto da Dio Padre, che Lo ha chiamato Salvatore – infatti Gesù significa colui che salva –, Giuseppe
Gli avrebbe specificato anche la missione in relazione alla sua nascita temporale, assumendo, per speciale concessione divina, un ruolo umano parallelo a quello del Padre Eterno. A questo proposito, commenta il devoto padre Isidoro de Isolano: “È costume che i padri siano coloro che hanno autorità di dare il nome ai loro figli. E siccome Gesù era il Figlio di Dio, San Giuseppe ha fatto in questo le veci del Padre celeste. Quando i principi sono battezzati– opportunità in cui i cristiani danno il nome ai loro figli–, chi, se non un altro re, ambasciatore o alto personaggio, costuma fare le veci dei padri nell’attribuzione del nome? Infatti in una circostanza simile nessuno è parso tanto grato al Padre celeste, tanto degno e tanto insigne, come San Giuseppe”.6 In questo modo, si compiva in pienezza la profezia che il Messia sarebbe stato Figlio di Davide, e lo sarebbe stato tanto da parte del padre quanto da quella della Madre.7
24a “Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore”.
  Giuseppe, obbediente, ha accolto Maria ed ha iniziato a vivere con Lei in un’atmosfera di pace e tranquillità, in attesa della nascita del Bambino Gesù, senza, tuttavia, fare nessun commento sull’accaduto, per l’enorme rispetto che tributava a Lei. Ma sapeva che l’atteso dai profeti, l’Emanuele, il Cristo era venuto a vivere nella sua casa e lui poteva adorarLo, da allora, realmente presente nel tabernacolo delle viscere purissime della sua sposa virginale.
III – GRANDEZZA DI SAN GIUSEPPE ALLA LUCE DEL VANGELO
  In questi brevi versetti risulta chiaro quanto San Giuseppe è padre legale di Nostro Signore, poiché il santo Patriarca ha esercitato di fatto questo incarico, al punto che, nel Vangelo di San Luca, Maria menziona Giuseppe come padre di Gesù, trovandoLo nel Tempio: “Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo” (Lc 2, 48).
  Infatti, il matrimonio realizzato tra la Madonna e San Giuseppe è stato interamente valido, secondo la Legge. E come ogni matrimonio, essendo un contratto bilaterale, dipendeva dall’assenso di entrambi. È anche una verità ammessa da tutti i Padri e teologi che tanto Maria come Giuseppe erano vincolati a un voto di verginità. Certamente, Lei gli avrà comunicato questo proposito fatto e lui lo ha accettato, infatti anche lui avrà fatto lo stesso voto, per cui i due hanno concordato di mantenerlo all’interno del matrimonio. Pertanto, Lei è stata Vergine con la conoscenza e il consenso del suo sposo, che è rimasto legato per libera e spontanea volontà a questo impegno.
  Come sappiamo, secondo la Legge antica l’uomo diventava padrone della sua sposa, in modo che “la donna israelita costumava chiamare suo marito con i termini baʻal – ‘padrone’ e ‘adôn – ‘signore’, come facevano gli schiavi col loro padrone e il suddito col suo re”.8 A partire dal momento in cui i due si sono uniti, San Giuseppe è diventato signore di Maria, di conseguenza, signore di tutto il frutto di Lei. San Francesco di Sales spiega questa situazione per mezzo di una bella allegoria: “Se una colomba […] porta nel suo becco un dattero e lo lascia cadere in un giardino, non diremmo che la palma che verrà a nascere appartiene al proprietario del giardino? Ora, se questo è vero, chi potrà dubitare che lo Spirito Santo, avendo lasciato cadere questo divino dattero, come una divina colomba, nel giardino ben chiuso della Santissima Vergine (giardino sigillato e attorniato da tutti i lati dal recinto del santo voto di verginità e castità tutta immacolata), la quale apparteneva al glorioso San Giuseppe, come la donna o sposa appartiene allo sposo, chi dubiterà, dico, o chi potrà dire che questa divina palma, i cui frutti alimentano per l’immortalità, non appartenga al grande San Giuseppe?”.9
  Per l’Incarnazione era indispensabile che la Madonna concepisse entro le apparenze di un matrimonio umano, al fine di non creare una situazione incomprensibile, che intralciasse
la missione del Messia. Dunque, la gestazione di Gesù nel seno di Maria Santissima aveva in
Giuseppe il sigillo della legalità, in modo da garantire che il Bambino venisse al mondo in condizioni di normalità familiare, al fine di operare la Redenzione dell’umanità.
Il “fiat” di San Giuseppe
  Questa prerogativa di San Giuseppe, della paternità legale del Bambino, brilla ancora con maggior fulgore quando constatiamo che, essendo suo il frutto di Maria, egli avrebbe potuto rifiutare l’invito dell’Angelo nel sogno, ma non lo ha fatto. In questo modo, parallelamente al “Fiat!” della Madonna in risposta a San Gabriele nel momento dell’Annunciazione, anche lui ha pronunciato un altro fiat sublime, accettando, con la fede, di essere padre adottivo di Nostro Signore Gesù Cristo.
  Una volta che lui ha acconsentito a mantenere lo stato di verginità e ha accettato il mistero della concezione del Bambino Gesù in Maria, San Giuseppe deve esser considerato, anche, padre verginale del Redentore poiché ha avuto un grande legame con l’Incarnazione, sebbene estrinseco. Egli è stato necessario affinché ci fosse l’unione ipostatica, ed è stata volontà di Dio che partecipasse anche a quest’ordine ipostatico, in forma estrinseca, morale e mediata.10
Uno sposo all’altezza della Madonna
  Fatte queste considerazioni, ricordiamoci di un altro principio enunciato da San Tommaso d’Aquino: “Quelli che Dio sceglie per un compito speciale, li prepara e li dispone in modo che siano idonei alla loro missione”.11 Infatti, da tutta l’eternità, San Giuseppe è stato nella mente di Dio con la vocazione di essere capo della Sacra Famiglia e per questo è stato creato. Come dice l’Orazione del Giorno della Santa Messa di questa Solennità, a lui sono state affidate “le primizie della Chiesa”.12 E ha avuto sotto la sua custodia queste primizie, che sono state il Bambino Gesù e la Madonna. Dobbiamo concludere, allora, che San Giuseppe ha ricevuto grazie specifiche per essere all’altezza della sua missione di sposo e custode di Maria Santissima, e di padre legale e attribuito di Gesù Cristo, ossia, padre di Dio.
Modello di umiltà
  Tuttavia, che cosa traspare riguardo alla personalità di San Giuseppe nei Vangeli? Non consta che fosse loquace, chiassoso o troppo comunicativo. Al contrario, a somiglianza di Maria, Giuseppe si distingueva per la serietà, circospezione e modestia. Certamente seguiva una routine con ore fisse per tutte le sue mansioni e un’applicazione al lavoro notevole per la costanza.
  Ecco un esempio di quanto Dio ami queste virtù e scelga per le grandi missioni coloro che le praticano. Per convivere con Gesù e proteggere tutto l’ambiente nel quale Egli avrebbe abitato, al fine di realizzare la più alta opera di tutta la Storia della creazione, la Provvi denza ha preferito due persone, una donna e un uomo, che fossero raccolti, silenziosi e umili…
San Giuseppe, patrono della fiducia e della buona morte
  San Giuseppe è anche un impressionante modello della virtù della fiducia. Egli ha accettato
tutte le incertezze che la sua missione arrecava – come constatiamo, per esempio, nell’episodio della fuga in Egitto (cfr. Mt 2, 14) –, poiché è da supporsi che, quanto all’esaudire alle necessità materiali e concrete della vita, la Provvidenza non intervenisse in forma diretta, e lasciasse questa responsabilità alle sue cure. Pertanto, era lui a dover garantire il sostentamento della Sacra Famiglia. A lui si applica, in maniera speciale, la bellissima frase utilizzata più tardi da Nostro Signore per indicare la ragione del premio da dare ai giusti, alla fine del mondo: “Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete
dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito” (Mt 25, 35-36).
  Come la Madonna ha ricevuto la rivelazione dei patimenti che il Salvatore avrebbe dovuto soffrire sulla Terra per operare la Redenzione, senza dubbio, anche San Giuseppe ha avuto nozione di quello che sarebbe accaduto e ha assunto tutti i drammi e i dolori di Gesù e di Maria. Infiammato d’amore per Gesù, il suo grande desiderio era di continuare in questo mondo a proteggere la sua sposa verginale in tutte le circostanze. Dio,  però, ha deciso di prenderlo con Sé prima che Gesù iniziasse la sua vita pubblica. Forse perché lui non avrebbe tollerato di assistere a tutte le persecuzioni e ai tormenti della Passione e, come uomo, avrebbe dovuto manifestare il suo disaccordo riguardo al piano della morte di Cristo e assumere la Sua difesa. Avrebbe fatto questo con tale impeto di zelo che forse avrebbe impedito che la Passione giungesse al suo termine.
  Abbandonando questa vita, San Giuseppe è morto tra le braccia del suo Divino Figlio. I suoi occhi si sono chiusi alla contemplazione di Dio-Uomo nel tempo e, aprendosi all’eternità, hanno visto Gesù sorridente, che lo ha lasciato nel Limbo dei Giusti, per essere colto il giorno in cui Egli schiudesse le porte del Cielo.
In corpo e anima nella gloria del Cielo
  San Francesco di Sales sostiene la tesi che quando Cristo è risorto, anche San Giuseppe ha recuperato il suo corpo per entrare in Paradiso insieme alle anime di tutti i giusti che in quel momento sono stati liberati dal Limbo e hanno ottenuto la visione beatifica. “E se è vero, cosa cui dobbiamo credere, che in virtù del Santissimo Sacramento che riceviamo i nostri corpi resusciteranno nel giorno del Giudizio, come potremmo dubitare che Nostro Signore abbia fatto salire in Cielo, in corpo e anima, il glorioso San Giuseppe che ha avuto l’onore e la grazia di tenerLo tra le sue benedette braccia, nelle quali Nostro Signore tanto si compiaceva?”.13
  A favore di ciò argomentano anche altri santi e dottori,14 poggiandosi sulla stretta intimità che ha unito la Sacra Famiglia qui sulla Terra. Se Gesù e Maria sono saliti in corpo glorioso in Cielo, non è comprensibile che non si trovi là anche San Giuseppe, visto che lo stesso Nostro Signore ha affermato: “Non separi l’uomo quello che Dio ha unito” (Mt 19, 6; Mc 10, 9). Di conseguenza, secondo una forte corrente teologica, giacché quest’unione è voluta da Dio, ci sono tre persone in corpo e anima nella beatitudine eterna, ancor prima della resurrezione finale nell’ultimo giorno: il Signore Gesù, la Madonna e San Giuseppe.
  Nel considerare, con ammirazione, la figura di San Giuseppe e l’elevatezza inimmaginabile della sua vocazione – al punto che è impossibile pensare che ne esista un’altra di più alta –, vediamo che lui è così al di sopra della nostra condizione che lo consideriamo nella stessa proporzione di Maria. Bisogna, dunque, chiedere: che lui sia stato concepito senza peccato originale? A tutt’oggi il Magistero  della Chiesa non ha affermato il contrario in maniera definitiva, ragion per cui possono esser fatte considerazioni teologiche favorevoli a tale ipotesi.
IV – ACCORRIAMO DA SAN GIUSEPPE!
  Di fronte agli orizzonti grandiosi che la contemplazione amorosa della figura di San Giuseppe ci svela, possiamo concentrare ora la nostra attenzione sulla sua missione di Patriarca della Chiesa e protettore di tutta la sua azione. Qual è quest’azione? Distribuire le grazie come amministratrice dei Sacramenti, che rendono effettivo il disegno di salvezza di Cristo. La Chiesa, al suo nascere, si riduceva a Gesù e a Maria, che obbedivano a San Giuseppe in quanto Patriarca e capo della Sacra Famiglia. Questa relazione tra il Figlio e il padre si mantiene nell’eternità, di modo che Nostro Signore esaudisce con particolare benevolenza le richieste fatte da San Giuseppe.
  Attualmente, ci troviamo in una situazione di decadenza morale terribile, forse peggiore
di quella nella quale vivevano gli uomini quando Nostro Signore Si è incarnato e San Giuseppe ha ricevuto le primizie della Chiesa nelle sue mani. Il mondo intero è immerso nel neopaganesimo; i crimini e gli abominii che si commettono oggi sono, a volte, peggiori di quelli dell’Antichità. Ma come nei suoi primordi la Chiesa ha propagato la Buona Novella del Vangelo e ha dato inizio a un’era di grazie purificatrici e santificatrici della  società,  possiamo avere la certezza ferma e incrollabile che essa trionferà sul male anche ai nostri giorni. Per questo, la Solennità di San Giuseppe è il giorno specialissimo per aprire i nostri cuori alla devozione per questo Santo così grande, nella certezza di essere ben condotti, ben trattati e ben protetti. E avvalendoci del suo poderoso ausilio, dobbiamo chiedergli, come Patriarca della Chiesa, di intervenire negli avvenimenti, ottenendo da Gesù il rinnovamento della faccia della Terra.
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1 Cfr. ALASTRUEY, Gregorio. Tratado de la Virgen Santísima. 4.ed. Madrid: BAC, 1956, p.841.
2 Cfr. SAN TOMMASO D’AQUINO. Somma Teologica. I, q.50, a.1, ad 1.
3 Cfr. CLÁ DIAS, EP, João Scognamiglio. Due silenzi che hanno mutato la Storia. In: Araldi del Vangelo. N.92 (Dic., 2010); p.10-17. Per la seconda opzione di Vangelo per questa Solennità (Lc 2, 41-51a), e sempre commentato dall’Autore, si veda: Come incontrare Gesù
nell’aridità? In: Araldi del Vangelo. N.80 (Dic., 2009); p.10-17.
4 AUTORE INCERTO. Opus imperfectum in Matthæum. Om.I, cap.1: MG 56, 633.
5 Cfr. SAN TOMMASO D’AQUINO. In IV Sent. D.30, q.2, a.2, ad 5.
6 DE ISOLANO, OP, Isidoro. Suma de los dones de San José. II, cap.11. In: LLAMERA, OP, Bonifacio. Teología de San José. Madrid: BAC, 1953, p.484-485.
7 Cfr. SAN TOMMASO D’AQUINO. Somma Teologica. III, q.31, a.2.
8 TUYA, OP, Manuel de; SALGUERO, OP, José. Introducción a la Biblia. Madrid: BAC, 1967, vol. II, p.316.
9 SAN FRANCESCO DI SALES. Entretien XIX. Sur les vertus de Saint Joseph. In: OEuvres Complètes. Opuscules de spiritualité. Entretiens spirituels. 2.ed. Paris: Louis Vivès, 1862, tomo III, p.541.
10 Cfr. LLAMERA, op. cit., p.129- 139.
11 SAN TOMMASO D’AQUINO. Somma Teologica. III, q.27, a.4.
12 SOLENNITA’ DI SAN GIUSEPPE. Preghiera del giorno. In: MESSALE ROMANO. Trad. Portoghese della 2a. edizione tipica per il Brasile realizzata e pubblicata dalla CNBB con aggiunte approvate dalla Sede Apostolica. 9.ed. São Paulo: Paulus, 2004, p.563.
13 SAN FRANCESCO DI SALES, op. cit., p.546.
14 Cfr. SAN BERNARDINO DA SIENA. Sermones de Sanctis. De Sancto Ioseph Sponso Beatæ Virginis. Sermo I, a.3. In: Sermones Eximii. Venezia: Andreæ Poletti, 1745, tomo IV, p.235; DE ISOLANO, op. cit., IV, cap.3, p.629-630.
 
Rivista Marzo 2014 · Araldi del Vangelo

sábado, 12 de dezembro de 2015

La pratica dei primi venerdì del mese

Nelle celebri rivelazioni di Paray le Monial, il Signore chiese a S. Margherita Maria Alacoque che la conoscenza e l’amore del suo Cuore si diffondessero nel mondo, come fiamma divina, per riaccendere la carità che languiva nel cuore di molti.
 Una volta il Signore, mostrandole il Cuore e lamentandosi delle ingratitudini degli uomini, le chiese che in riparazione si frequentasse la Santa Comunione, specialmente nel Primo Venerdì d’ogni mese.
       Spirito di amore e di riparazione, ecco l’anima di questa Comunione mensile: di amore che cerca di contraccambiare l’ineffabile amore del Cuore divino verso di noi; di riparazione per le freddezze, le ingratitudini, il disprezzo con cui gli uomini ripagano tanto amore.
       Moltissime anime abbracciano questa pratica della Santa Comunione nel Primo Venerdì del mese per il fatto che, tra le promesse che Gesù fece a S. Margherita Maria, vi è quella con la quale Egli assicurava la penitenza finale (cioè la salvezza dell’anima) a chi per nove mesi consecutivi, nel Primo Venerdì, si fosse unito a Lui nella Santa Comunione.
       Ma non sarebbe molto meglio deciderci per la Santa Comunione nei Primi Venerdì di tutti i mesi della nostra esistenza? 
              Tutti sappiamo che, accanto a gruppi di anime ferventi che hanno compreso il tesoro nascosto nella Santa Comunione settimanale, e, meglio ancora, in quella quotidiana, vi è un numero sterminato di coloro che raramente durante l’anno o solo a Pasqua, si ricordano che vi è un Pane di vita, anche per le anime loro; senza tener conto di quanti neppure a Pasqua sentono il bisogno del nutrimento celeste.
            La Santa Comunione mensile costituisce una buona frequenza ala partecipazione dei divini misteri. Il vantaggio e il gusto che da essa l’anima ritrae, forse indurranno dolcemente a diminuire la distanza tra un incontro e l’altro col Maestro divino, fino anche alla Comunione quotidiana, secondo il desiderio vivissimo del Signore e della Santa Chiesa.
Ma questo incontro mensile deve essere preceduto, accompagnato e seguito da tale sincerità di disposizioni che veramente l’anima ne esca ristorata.
       Il segno più certo del frutto ricavato sarà la constatazione del miglioramento progressivo della nostra condotta, ossia della maggiore somiglianza del cuore nostro al Cuore di Gesù, attraverso l’osservanza fedele e amorosa dei dieci comandamenti.

 “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna” (Gv. 6,54)
  Le promesse di Nostro Signore per i devoti del suo Sacro Cuore
       Gesù benedetto, apparendo a S. Margherita Maria Alacoque e mostrandole il suo Cuore, splendente come il sole di fulgidissima luce, fece le seguenti promesse per i suoi devoti: 
 1.       Io darò loro tutte le grazie necessarie al loro stato
 2.       Metterò e conserverò la pace nelle loro famiglie
 3.       Li consolerò in tutte le loro pene
 4.       Sarò loro sicuro rifugio in vita e specialmente in punto di morte
 5.       Spanderò copiose benedizioni su di ogni loro impresa
 6.       I peccatori troveranno nel mio Cuore la sorgente e l’oceano infinito della misericordia
 7.       Le anime tiepide si infervoreranno
 8.       Le anime fervorose giungeranno in breve tempo a grande perfezione
 9.       La mia benedizione poserà anche sulle case dove sarà esposta ed onorata l’immagine del mio Cuore
 10.     Ai sacerdoti io darò la grazia di commuovere i cuori più induriti
 11.    Le persone che propagheranno questa devozione, avranno il loro nome scritto nel mio Cuore e non ne sarà cancellato mai.
 12.   A tutti quelli che, per nove mesi consecutivi, si comunicheranno al primo venerdì d’ogni mese, io prometto la grazia della perseveranza finale: essi non morranno in mia disgrazia, ma riceveranno i Santi Sacramenti (se necessari) ed il mio Cuore sarà loro sicuro asilo in quel momento estremo. 
       La dodicesima promessa è detta “grande”, perché rivela la divina misericordia del Sacro Cuore verso l’umanità.
       Queste promesse fatte da Gesù sono state autenticate dall’autorità della Chiesa, in modo che ogni cristiano può credere con sicurezza alla fedeltà del Signore che vuole tutti salvi, anche i peccatori. 
CONDIZIONI
 Per rendersi degni della Grande Promessa è necessario:
 1. Accostarsi alla Comunione.  La Comunione va fatta bene, cioè in grazia di Dio; quindi, se si è in peccato mortale, bisogna premettere la confessione.
 2. Per nove mesi consecutivi. Quindi chi avesse incominciato le Comunioni e poi per dimenticanza, malattia,ecc. ne avesse tralasciata anche una sola, deve incominciare da capo.
 3. Ogni primo venerdì del mese. La pia pratica si può iniziare in qualsiasi mese dell’anno. 
I VENERDÌ – Il pentimento.
       O Cuore di Gesù, fornace ardente di amore per tutti gli uomini da Te redenti con la Tua passione e morte di Croce, vengo a Te per chiederti umilmente perdono di tanti peccati con i quali ho offeso la Tua Maestà infinita ed ho meritato il castigo della Tua giustizia.
       Tu sei pieno di misericordia e per questo vengo a Te, fiducioso di ottenere, assieme al perdono, tutte le grazie che hai promesso a chi si sarebbe accostato ai santi sacramenti della Confessione e della Comunione nei primi venerdì di nove mesi consecutivi.
       Mi riconosco vile peccatore, indegno di ogni Tuo favore, e mi umilio davanti alla Tua infinita bontà, per la quale mi hai sempre cercato e hai pazientemente aspettato che venissi a Te per godere della Tua infinita misericordia.
       Eccomi ai Tuoi piedi, mio amabile Gesù, per darti tutta l’adorazione e tutto l’amore di cui sono capace, mentre Ti supplico: “Pietà, mio Dio, pietà di me secondo la Tua grande misericordia. Nella Tua bontà cancella i miei peccati. Lavami da tutte le mie colpe. Purificami e sarò mondato, lavami e sarò più bianco della neve. Se vuoi puoi guarire l’anima mia. Tu puoi tutto, mio Signore: salvami.” 
II VENERDÌ – La fede.
       Eccomi, mio Gesù, nel venerdì del secondo mese, giorno che mi ricorda il martirio al quale Ti sei sottoposto per riaprirmi le porte del Paradiso e sottrarmi dalla schiavitù del demonio
       Dovrebbe bastare questo pensiero per capire quanto è grande il Tuo amore per me. Invece sono così tardo di mente e così duro di cuore che ho sempre stentato a capirti e a risponderti. Tu mi sei vicino e io Ti sento lontano, perché credo in Te, ma con una fede così debole e così annebbiata da tanta ignoranza e da tanto attaccamento a me stesso, che non riesco a sentire la Tua amorevole presenza.
       Allora Ti supplico, o mio Gesù: aumenta la mia fede, annienta in me quanto non piace a Te e mi impedisce di vedere i Tuoi lineamenti di Padre, di Redentore, di Amico.
       Dammi una fede viva che mi faccia attento alla Tua parola e me la faccia amare come il buon seme che Tu getti nel terreno della mia anima. Nulla possa turbare la fede che ho in Te: né il dubbio, né la tentazione, né il peccato, né lo scandalo.
       Rendi pura e cristallina la mia fede, senza il peso dei miei interessi personali, senza i condizionamenti dei problemi della vita. Fà che io creda solo perché sei Tu che parli. E Tu solo hai parole di vita eterna. 
III VENERDÌ – La fiducia.
       Mio Gesù, vengo a Te per colmare il mio cuore bisognoso di amore, perché spesso si sente solo. Troppe volte ho avuto fiducia negli uomini e spesso la mia fiducia è stata tradita. Oggi do a Te la mia fiducia, la do a Te nella misura più assoluta, perché so che Tu mi porterai sulle Tue braccia, verso le mete migliori. Tu sei il solo che merita la fiducia dell’uomo: fiducia piena, totale, perché non sei mai venuto meno alla Tua parola. Tu sei il Dio fedele, il Creatore che ha disteso i cieli e gettato le fondamenta della terra. Il mondo dà la vertigine; Tu dai l’amore, la serenità e la pace. Tu dai la certezza di essere salvati e nel Tuo nome ogni venerdi tante anime risuscitano alla vita della grazia.
       Nel Tuo nome anch’io oggi risuscito nella certezza di essere salvato, perché Tu lo hai promesso. Con la Tua Grande Promessa hai manifestato la Tua potenza, ma con la Tua misericordia hai dimostrato l’amore. E chiedi a me una risposta d’amore.
       Eccomi, o Signore, lo Ti rispondo donando a Te ogni mia fiducia, e poiché di Te mi fido, a Te mi affido, nella certezza che ogni preghiera, ogni rinuncia, ogni sacrificio, a Te offerto con amore, otterrà da Te il cento per uno. 
MEDITAZIONI
IV  VENERDÌ  –  L’ umiltà.
       Mio Gesù, io Ti credo presente nel SS. Sacramento, fonte inestinguibile di ogni bene. Per il Tuo Corpo che mi doni nella Santa Comunione, fa che io contempli il Tuo volto nella Patria Celeste. Nell’onda pura del Tuo Sangue immergimi, o Signore, perché io impari che nel nascondimento, nell’umile sacrificio di sé, nasce la pace e la gioia dei cuori.
       Il mondo è orgoglio, esibizione e violenza. Tu invece insegni l’umiltà che è servizio, mitezza, comprensione, bontà.
       Ti sei fatto mio cibo e mia bevanda con il Sacramento del Tuo Corpo e del Tuo Sangue. E sei il mio Dio! Mi hai così dimostrato che, per salvarmi dovevi farti umile, nasconderti, lasciarti annientare. L’Eucaristia è il Sacramento del Tuo annientamento: chiunque Ti può adorare o calpestare. E sei Dio! L’insipienza umana è capace di ogni profanazione. E Tu chiami con amore, aspetti per amore. Umile e nascosto nel Tabernacolo Ti sei fatto il Dio dell’attesa. Dal profondo del mio nulla Ti chiedo perdono per quando non ho ascoltato la Tua Voce. Mio Signore, in questo quarto venerdì Ti chiedo il dono dell’umiltà. E’ l’umiltà che salva i rapporti umani, che salva l’unità delle famiglie, ma soprattutto è l’umiltà che rende veri e costruttivi i miei rapporti con Te.
       Poiché Tu ami gli umili e disprezzi i superbi, fa che io sia umile per poter essere amato da Te. Fa ch’io sappia imitare l’umile Tua Ancella, la Vergine Maria, che hai amato per la sua verginità, ma che hai scelto per la sua umiltà. E’ questo il dono che Ti voglio portare oggi: il mio proposito di essere umile. 
V VENERDÌ – La riparazione.
       Vengo a Te, mio Gesù, con tanti peccati e tanti difetti. Tutto mi hai perdonato nel sacramento della Confessione, ma io mi sento ancora debitore di tanto amore di riparazione: amore che cancelli ogni traccia del mio peccato, prima dentro di me, e poi nella Chiesa, mia madre spirituale, che ho danneggiato col mio peccato diminuendo in essa l’amore al Tuo Regno. Per questa riparazione Ti offro il Tuo stesso Corpo immolato e il Tuo sangue versato per la salvezza di molti.
       Anche se molto indegnamente Ti offro, in unione con il Tuo divino sacrificio, la rinuncia ad ogni soddisfazione illecita, Ti offro ogni sacrificio richiesto dalla fedeltà ai doveri che ho verso la mia famiglia, i sacrifici richiesti dal mio lavoro di ogni giorno; Ti offro tutte le mie sofferenze fisiche e morali, affinché le coscienze intorpidite, le famiglie malate e sconvolte, i cuori troppo tiepidi ritrovino la via della fede, la luminosità della speranza, l’ardore fecondo della carità. E Tu, mio Gesù
       Eucaristico, vieni a me con il Tuo Santo Spirito, Consolatore Perfetto. Illumina la mia mente, infiamma il mio cuore, affinché possa amarti con tutte le mie forze al di sopra di ogni cosa e riparare così i peccati miei e quelli di tutto il mondo. Concedimi di saperti fare amare anche da tutti i miei cari, fin che un giorno ci riunirai tutti nel Tuo Regno eterno per godere della Tua misericordia nella felicità che non ha fine. 
VI VENERDÌ – La donazione.
       Mio Signore Gesù, Ti sei donato a me nella Santa Eucaristia per dimostrarmi quanto è grande e potente l’Amore Divino.
       Io mi voglio donare a Te con fiducia illimitata e senza riserve, perché Tu veda la sincerità del mio amore. Ma proprio perché il mio amore, pur essendo sincero, è tanto debole e distratto dalle cose del mondo, desidero offrirti la mia donazione totale e incondizionata. Confido che Tu, con la Tua grazia, la renda sempre più vera.
       Io credo fermamente in Te, quindi Ti cerco amandoti, e Ti dono tutto il mio essere e tutte le cose mie insieme con i miei affetti più cari, fino a costituire con Te una cosa sola, perché la Tua vita pulsi nell’anima mia. Sono certo che se questo avverrà, Tu sarai la consolazione che nessun altro può darmi; sarai la mia forza, il mi conforto in ogni giorno della mia vita. Tu Ti sei donato a me e io mi dono totalmente a Te, perché riesca a capire quanto è grande il Tuo amore.
       Tu in questo giorno mi dai la Tua luce a piene mani, e mi fai comprendere che per realizzare questa donazione, devo essere umile e forte nella fede. Per questo ho bisogno del Tuo aiuto, della Tua assistenza, della Tua forza. È quanto Ti chiedo con tanto amore, perché desidero realizzare la più intima vicinanza a Te Eucaristico, non solo oggi, ma in tutti i giorni della mia vita. E Tu, mio Signore, fa in modo che, per questa donazione a Te, io resista a ogni seduzione delle persone, delle cose, del denaro, dell’orgoglio, e sia sempre Tuo testimone, cercando sempre il Tuo amore e la Tua gloria. 
VII VENERDÌ – L’abbandono.
       Troppe volte mi sono confuso agitandomi. Allora ho perso di vista Te, mio Vero bene, e ho dimenticato i propositi che Ti ho donato nei primi venerdì precedenti.
       Ora Ti chiedo, o mio Gesù, di essere Tu a prenderti cura di me e delle cose mie. Mi voglio abbandonare completamente in Te, certo che Tu risolverai tutte le mie situazioni spirituali e materiali.
       Voglio chiudere pacificamente gli occhi dell’anima mia, stornare il pensiero da ogni affanno e da ogni tribolazione e rimettermi a Te, perché Tu solo operi, dicendoti: pensaci Tu!
       Voglio chiudere gli occhi e lasciarmi portare dalla corrente della Tua grazia sul mare infinito del Tuo amore. Voglio abbandonarmi a Te per lasciarmi lavorare da Te, che sei l’Onnipotente, con tutta la fiducia del mio cuore. Solo voglio dirti: pensaci Tu! Non voglio più preoccuparmi di me, perché sia Tu, che sei Sapienza infinita, a preoccuparti di me, dei miei cari, del mio futuro. Solo Ti chiedo: mio Signore, pensaci Tu. Voglio abbandonarmi in Te e riposare in Te, credendo ciecamente alla Tua bontà infinita, nella certezza che Tu mi addestrerai a compiere il Tuo volere e mi porterai sulle Tue braccia verso ciò che per me è il vero bene.
       Nelle mie necessità spirituali e materiali, tralasciando affanni ed angoscie, sempre Ti dirò come ora Ti dico: Signore mio, pensaci Tu. 
VIII VENERDÌ – La preghiera.
       Devo veramente imparare a pregare. Ho capito che invece di fare la Tua volontà, ho sempre chiesto a Te di fare la mia. Tu sei venuto per gli ammalati, ma io, invece di chiedere a Te la Tua cura, Ti ho sempre suggerito la mia. Ho dimenticato di pregare come Tu ci hai insegnato nel Padre nostro e ho dimenticato che mi sei Padre pieno d’amore. Sia santificato il Tuo nome in questa mia necessità. Venga il Tuo regno, anche attraverso questa situazione, in me e nel mondo. Sia fatta la Tua volontà come in cielo così in terra, disponendo di questa mia necessità come meglio Ti piace, per la mia vita temporale ed eterna.
       Io credo che Tu sei la bontà infinita, quindi sono certo che Tu intervieni con tutta la Tua onnipotenza e risolvi le situazioni più chiuse. Se anche il malanno incalza, non mi agiterò, ma chiuderò gli occhi e con tanta fiducia Ti dirò: sia fatta la Tua volontà. E sarò certo che interverrai e compirai, come medico divino, ogni guarigione, anche il miracolo se occorre. Perché non c’è medicina più potente di un Tuo intervento di amore.
       Non confiderò più negli uomini, perché so che è questo che intralcia l’operare del Tuo amore. La mia preghiera fiduciosa sarà sempre rivolta a Te, perché in Te credo, in Te spero, Te amo sopra ogni cosa. 
IX VENERDÌ – Il proponimento.
       Son giunto al termine dei Nove Primi Venerdì da Te richiesti per colmarmi delle grazie previste dalla Tua Grande Promessa. Durante questi nove mesi Tu mi hai aiutato a crescere nella fede e nella vita di grazia. Il Tuo amore mi ha attirato a Te e mi ha fatto comprendere quanto hai patito per salvarmi e quanto è grande il Tuo desiderio di portarmi a salvezza. Tutto l’amore di un Dio si è riversato su di me, ha illuminato la mia anima, ha rafforzato la mia volontà e mi ha fatto capire che a nulla serve all’uomo guadagnare anche tutto il mondo se poi perde la sua anima, perché perduta l’anima è perduto tutto, salvata l’anima è salvato tutto. Ti ringrazio mio Gesù, di tanti doni e Ti offro, quale testimonianza della mia gratitudine, il proposito di accostarmi più spesso ai sacramenti della Confessione e della santa Comunione con l’adorazione, il rispetto, la devozione e il fervore di cui posso essere capace.
       E Tu continua ad assistermi, o mio Gesù, con il Tuo amore sempre vigile e sempre misericordioso, perché io impari ad amarti per Te stesso, ancora più che per i Tuoi benefici. Voglio poterti dire sempre con sincerità: Amore mio ti voglio tanto bene. E Tu che hai detto: “Io stesso condurrò le mie pecore al pascolo e io le farò riposare” (Ezechiele 18, 15), conduci anche me, perché mi nutri del Tuo amore e riposi sempre sul Tuo cuore.
       In particolare voglio offrirti in ringraziamento di tutti i tuoi benefici, il proposito di non lasciare mai la Messa alla domenica e negli altri giorni festivi, e di insegnare anche ai miei familiari l’osservanza di questo terzo Comandamento che Tu ci hai dato perché veniamo ad attingere al Tuo amore la gioia e la serenità che nessun altro può darci.